ORONZO RICCI

Oronzo Luciano Vittorio Ricci, classe 1956; Accademia di Belle Arti di Firenze; il 23 Ottobre 1999 a Forte dei Marmi fonda il “Distruttivismo”; nel 2009 espone a Villa Bertelli, Forte dei Marmi, in occasione del decennale del Distruttivismo; partecipa alle attività del Museo Ugo Guidi; personale a Palazzo Mediceo di Seravezza, espone opere per un terzo di secolo e la collezione del Bisonte, Museo del Bisonte Palazzo Corsini Firenze; per questa occasione è stata pubblicata l’ultima tesi di laurea, con particolare attenzione alle “Tensioni”, l’espressione che lo occupa e lo preoccupa negliultimi venti anni; Museo del Mediterraneo, Livorno; Rondò di Bacco, Palazzo Pitti; Villa Schiff Giorgini, Montagnoso.

Attualmente affiliato al movimento Ot’arte; Fiesole, PalazzinaMangani; Milano, Palazzo Durini; Padova, Arte Fiera; Carrara, Galleria Alanda; Benevento, Palazzo Paolo V; Montignoso, Villa Undulna; Montignoso,Villa Schiff-Giorgini; Cinquale. Gazebo; Sansepolcro, ex Chiesa San Giovanni Battista; Anghiari Palazzo Pretorio; Anghiari Castello di Sorci; Firenze, Giubbe Rosse; Scandizzi, Palazzina Direnzionale; Pietrasanta, Doppio Mondo; Forte dei Marmi, Fortino; Pietrasanta, Palazzo Panichi; Livorno, Museo di Storia del Mediterraneo; Firenze, Museo del Bisonte.

 

Nota critica:

Tensioni

L’Arte di Oronzo Ricci

L’epoca in cui viviamo è caratterizzata da cambiamenti ancora non del tutto assimilati dallasocietà, sintonizzata su un linguaggio che per secoli ha memorizzato la nostra storia. Pur semplificando alcuni processi, come la scrittura, per alcune attività nulla è cambiato. Se volgiamolo sguardo indietro ci rendiamo conto che una linea di coerenza segna il cammino dell’arte, purevidenziandone i graduali cambiamenti evolutivi. Chi guarda superficialmente non nota unasostanziale differenza fra Giotto e i suoi contemporanei; basta osservare con più attenzione percomprendere che non solo la pittura, ma la storia universale non avrebbe avuto lo sviluppo che apprezziamo senza la visione eccentrica di Giotto. Non è necessario un cambiamento globale per spingere lo sviluppo: alcuni artisti hanno contribuito pesantemente nonostante il dimenticatoio del tempo e l’accantonamento dei contemporanei. L’arte è un semino che germoglia appena vede una spera di luce, anche dopo secoli di sonno e disegna l’anello di congiunzione con altri anelli aformare la catena della storia. Un caro amico che ho avuto il piacere di apprezzare per la sua arte un giorno mi disse: -Il primo uomo che regalò una rosa ad una donna era un genio. Il secondo un imbecille.-.

Attualmente, anche se abbiamo da poco scollinato il millennio, viviamo come spesso è accaduto per gli scorsi inizi di secolo con i ricordi e con diffusioni di rose senza soffermarci sulla visione del tempo che avanza. Spesso si parla di plagio, in particolare nel mondo della musica,
giustificando le somiglianze di composizioni musicali con il fatto che le note sono sette, ed è difficile creare nuove composizioni. Nel mondo della pittura il nuovo linguaggio si cerca nelle sorprese, le iperboli e motti di spirito. Tutti mezzi questi che accomunano le produzioni di chi è alla
ricerca del nuovo senza tener conto che il nuovo non si cerca; chi cerca trova ciò che cerca, che ovviamente dal momento che è l’oggetto della ricerca non è nuovo. In pittura si presenta una soluzione che spesse volte non è compresa dall’artista; solo la sua umiltà l’asseconda. Diventa
difficile poi presentare la nuova creazione, che spesse volte è facilmente imitabile e fa il giro delle gallerie spinta dal desiderio di mostrare la novità senza evidenziarne l’anima. E’ un’opera senza appigli, che si ripete continuamente svilendo e banalizzando chi per primo ha donato una rosa ad una donna.

Vladimir Swarovski

 

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